Viaggio in Etiopia

Riflessioni dal viaggio in Etiopia dal popolo dei Guraghe da un volontario dell’associazione “Il granello di Senape”

“Scrivo, queste righe in un momento di riflessione in un viaggio in visita nei villaggi dell’Eparchia (Diocesi) di Emdibir, zona Guraghe e zona Wolliso in Etiopia, dove ho percorso, in dieci giorni, circa duemila chilometri tra piste e strade sterrate per raggiungere i villaggi sparsi in un territorio grande quanto la nostra regione Abruzzo.

Volevamo verificare sul posto i bisogni delle persone e per documentare come sarebbero stati spesi i soldi ricevuti da benefattori da parte dell’Associazione il granello di senape (la mia associazione) che sta realizzando dei progetti per la costruzione di scuole e cliniche.

Per la prima volta ho partecipato a un viaggio umanitario e sono stato ospite in loco di Abuna Musiè Gebreghiorghis, Vescovo Cappuccino dell’ordine dei frati minori.

Come guida instancabile e sempre disponibile che ci ha accompagnato in ogni angolo del territorio della diocesi c’era Paolo Caneva missionario laico Fidei Domus da cinque anni a Emdibir.
Ero con Adriano e Romina, direi una bella compagnia. Loro con alle spalle già un forte rodaggio di queste genere, io alla prima esperienza. Posso dire che è stato un esame che mi segnerà per la vita in senso positivo; in queste poche righe cerco di raccontare ciò che ho incontrato per far intuire lo stato d’animo.
Ho visto persone e cose che mai avrei immaginato di vedere nel terzo millennio…loro uomini, donne e bambini con una dignità nei volti che ti lascia disorientato. Anzi nuvole di bambini sempre sorridenti e gioiosi, donne e uomini sempre pronti a salutarti con un sorriso o un cenno del capo o sussurrarti “asciam, asciam” che significano “coraggio coraggio” …
I miei pensieri correvano subito allo stile di vita che io, noi occidentali, esibiamo con noncuranza, sempre alla ricerca del di più, del superfluo, perché di ciò che abbiamo non ci accontentiamo. Sempre indaffarati, sempre di corsa, senza mai darsi un attimo di tregua per pensare se ciò che facciamo e per cui certe volte ci danniamo valga veramente la pena. Forse, una sosta per riflettere non pregiudicherebbe la nostra vita, anzi ne potrebbe solo trarre vantaggio.

Da noi si parla di tagliare spese inutili e sprechi perché le famiglie non arrivano alla terza o quarta settimana del mese. Ed è tutto vero sebbene durante i ponti o nei periodi di ferie le località turistiche conoscono il tutto esaurito.

Là, ad Emdibir  si rimedia a mala pena un pasto al giorno , ottenuto con un impasto della pianta chiamata “falso banano” chiamata così perché non fa frutti. Apporto tre calorie. Per andare alla scuola elementare i bambini percorrono anche sette chilometri a piedi (due volte al giorno) a piedi, raramente calzano qualcosa, ma li vedi sempre sorridenti, noi ci lamentiamo se lo scuolabus fa la fermata a più di dieci metri da cassa nostra.

L’aspettativa di vita è dai quarantacinque ai cinquantacinque anni; un buon muratore percepisce 30 Birr (moneta locale) al giorno dopo aver fatto dieci ore di lavoro (1 euro = 24 birr) mentre la donna facendo lo stesso lavoro ne percepisce 20 di Birr, un buon insegnante percepisce 840 Birr (35 €) al mese con classi di 76 alunni come minimo e raggiunge pure lui,  la scuola naturalmente a piedi. Le scuole sono costruite con pali di eucalipto, quelle più belle sono rivestite di materiale organico (sterco di bovini) per ripararsi dagli spifferi, fondamentale perché Emdibir si trova su un altopiano a 2050 mt s.l.m. L’ospedale più vicino è a 50 chilometri, vuol dire quattro ore di fuoristrada. Il soccorso del 118 , là, è formato da otto uomini che portano sulle spalle una barella rimediata con dei tronchi su cui viene adagiato il malato, ci si dà il cambio ogni tanto.

Ritornato a casa, a chi mi chiede come è andata, a malapena riesco a descrivere quello che effettivamente ho visto, non trovo veramente le giuste parole per esprimere ciò che nella mia mente ho registrato e fotografato. Per chi vorrà, fra non molto sarà pronto un documentario dove si testimonierà di come trascorre la vita nella Diocesi di Emdibir. La Chiesa Cattolica gestisce inoltre tramite personale religioso e laico, sei ambulatori, che possono, a buon titolo, considerare dei piccoli ospedali rurali. In questi ambulatori il personale religioso presta servizio praticamente 24 ore su 24. Questi servizi salvano la vita di molte mamme e di molti bambini, in una zona dove la mortalità infantile è purtroppo alta. Ogni ambulatorio visita quotidianamente da 100 ai 150 pazienti.

C’è molto da fare: andando a Emdibir, ma anche restando qui, da noi.“

Antonio DomenicoToninelli

Aggiungo solo una piccola mia riflessione:
I concetti di povertà, miseria e ricchezza quando lavori e vivi a stretto contatto con queste realtà, cambiano di prospettiva. Non vedi  miseria, povertà, ricchezza…. con gli stessi “parametri”, ma valuti le cose sotto altri aspetti, un po’ come si sta facendo in queste riflessioni di Antonio: “cos’è giusto o sbagliato, cos’è bene e cos’è male per un popolo, per l’uomo stesso?”.
Ogni razza e ogni cultura ha la sua storia e le sue evoluzioni, per esempio il concetto di ricchezza: per noi occidentali è associato subito al concetto materiale (macchina, casa …) e se non vediamo questi beni, associamo subito il concetto di povertà. Per altri popoli esiste un’ altro tipo di ricchezza che è quella “culturale” e “sociale”: tramandare saperi nel tempo, il rispetto per l’anziano e le dinamiche del villaggio… un patrimonio che per il popolo come i Guraghe è basilare!
Romina

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