Dentro ad una favola…

Mambasa, 16 aprile 2011

Per fuggire dalla mia collega, decido di seguire l’equipe che va in missione a Mambasa, villaggio nel sud dell’Ituri e territorio dei progetti di cui mi sto occupando. Partiamo verso le 8. Non è infatti permesso partire prima della fine della riunione sulla sicurezza, in cui il responsabile viene messo al corrente degli episodi delle ultime ore e da’ quindi il benestare alle partenze. Durante la notte, all’altezza di Komanda, un villaggio lungo la strada, ci sono stati degli spari, ma sembra si tratti di un fenomeno di banditismo e non dovuto alla presenza dei ribelli dell’LRA. L’equipe è costituita da cinque donne e l’autista, Papa Manu. La missione è stata organizzata per fare una formazione delle assistenti psicosociali che si occupano della “prise en charge psycosociale” delle vittime di violenze sessuali e di genere e per realizzare una supervisione delle attività sul terreno.

Man mano che ci allontaniamo da Bunia, la vegetazione si fa sempre piu fitta, fino a diventare una vera e propria foresta. Sobbalziamo di continuo sulle buche che Papa Manu non riesce ad evitare, ma non ci faccio caso, presa come sono dalla bellezza del paesaggio. Quello che mi appare attraverso il finestrino sembra un quadro di un pittore manierista che abbia voluto esagerare con i colori: il cielo di un azzurro intenso, il rosso della terra in contrasto con le infinite sfumature di verde della foresta, gli ombrellini colorati sotto cui sbucano le gonne variopinte delle donne che camminano da tempo immemore lungo i lati della strada e, infine, le farfalle…un milione di farfalle di varie  forme e colori che volano da tutte le parti, come impazzite…Sono talmente tante che alcune interrompono bruscamente il loro volo sul vetro del fuoristrada. Tra queste, una farfalla blu e nera grande come il palmo della mia mano. Il periodo delle farfalle, cominciato da qualche giorno, dura solamente tre settimane all’anno e queste creature della foresta, di una bellezza e di una fragilità commovente, scompaiono come sono venute.

Arriviamo a Mambasa che ormai è pomeriggio inoltrato. Per arrivare alla missione cattolica dove io sarò alloggiata, attraversiamo tutto il villaggio. Due strade  perpendicolari  in terra battuta lungo le quali si svolge la vita di questo piccolo centro nel cuore della foresta equatoriale: i bambini che giocano attorno alle casupole in fango con il tetto di paglia, le donne impegnate nelle faccende domestiche, il mercato…un intreccio di colori, di voci e di odori, la sede della radio Amkeni attraverso cui facciamo sensibilizzazione e, infine, la missione. Nessun cancello e nessun muro ad ostacolare il passaggio, ma un grande prato con aiuole e alberi in fiore, la chiesa in stile coloniale, la scuola e le abitazioni dei preti e delle suore. Un’oasi di pace e di serenità. Padre Dino mi accoglie con un sorriso e delle parole di benvenuto. Mi mostra la camera che si affaccia su un giardino dove pascolano le mucche. Prima che il sole tramonti faccio una passeggiata e mi fermo a parlare con alcuni studenti della scuola superiore.

Nei due giorni che seguono mi sembra di vivere dentro ad una favola. Mi sveglio all’alba e nella luce rosata del sole che sorge mi incammino verso la chiesa dove i canti e le preghiere mi inondano di una serenità che da tempo non provavo. Dopo la messa, la colazione a base di cibi naturali prodotti sul posto: il miele, il burro, il latte appena munto, il pane fatto in casa. Una tavola imbandita attorno alla quale siedono i due preti italiani che gestiscono la missione, due preti congolesi e i praticanti, venuti qui sia dalla RDC che da altri paesi per apprendere la via della fede e insegnare agli alunni della scuola. Tutto mi sembra avere un sapore speciale, forse perché, dopo tanto tempo, mi sento accolta, accettata, a mio agio. Si parla di tutto, ci si scambia sorrisi e cortesie, sento nuovamente le parole: “grazie”, “prego”a cui avevo perso l’abitudine.

Passo le giornate con il personale locale a seguire le attività dei progetti. Partecipo alla formazione delle assistenti psicosociali e del comitato di vigilanza che s’occuperà della sensibilizzazione comunitaria sulle cause e sulle conseguenze delle violenze sessuali. Visito il centro sanitario e la maternità di Epulu.

Dopo aver attraversato la pista di atterraggio degli aerei e seguendo un sentiero in mezzo alla foresta, arriviamo ad un piccolo agglomerato di casupole, dove vive una beneficiaria del progetto, operata di fistole vaginali. La ragazza, giovanissima e già sposata, appartiene al gruppo etnico dei pigmei che si differenzia dalle atre etnie per la bassa statura. Vengono chiamati “il popolo della foresta” perché si trovano soprattutto nelle zone dove la foresta regna ancora sovrana e costringe l’uomo ad una dura lotta per la sopravvivenza. Gli anziani della comunità ci fanno accomodare su minuscoli sgabelli di bambù e ci danno il benvenuto. Ci dicono di essere contenti che la ragazza sia guarita e si prenderanno l’impegno di segnalarci eventuali altri casi. Passiamo un po’ di tempo in compagnia di questi omini dalla aria cordiale e dal sorriso benevolo, con le loro donne dal volto segnato dalle fatiche di una vita e con i loro bambini.

Il secondo giorno, prima di rientrare alla missione, facciamo una sosta in una riserva naturale lungo la strada, dove vive il leggendario OKAPI, un animale di cui prima di venire in Congo non avrei mai sospettato l’esistenza. Con il corpo imponente, le zampe e il portamento elegante della zebra e il muso della giraffa, sembra un animale uscito da una fiaba. Nel parco sono numerosi gli OKAPI, ma 14 vivono in cattività e la guardia parco ce li presenta uno ad uno con i nomi di battesimo e la loro età. Gli OKAPI rispondono ai richiami e nel loro comportamento sembrano umani. Forse a ricordo della loro vicinanza alla famiglia della giraffa, mangiamo solo il cibo che viene offerto loro ad un’altezza sopraelevata, amano avere i propri spazi e non disdegnano la solitudine.

Rientro che le stelle sono già alte nel cielo e mi domando se tutto quello che ho visto in questi giorni sia frutto della mia immaginazione. Forse le farfalle, i pigmei e lo strano animale incrocio tra la giraffa e la zebra sono creature della foresta equatoriale, esseri magici, fate, gnomi e folletti destinati a scomparire quando si smette di credere alle favole…
Carlotta Nanni cooperante italiana che ci parla dal Congo

Advertisements

About Romina Rinaldi

Grafica / web / video

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: