Reality Mission da Elinkine Senegal

Reality Mission

Tra i programmi che vanno per la maggiore, i reality show, occupano un posto di primo piano. Vuoi per la curiosità morbosa di tanti, vuoi per farsi I fatti degli altri, insomma vedere dei “tosti” e delle “belle” in gabbia fa un certo che, anche se gli atteggiamenti che hanno sono più simili a quelli dei nostri parenti primati prima dell’evoluzione. Ma siccome la missione ha i suoi asptti “reality” vediamo come in una telecamera cosa succede nei dintorni di Elinkine (Casamance) verso la metà di ottobre del 2009.

I protagonisti:

Padre Bruno Favero un vecchio e sperimentato missionario avezzo a tutte le situazioni più strane veneto verace e convinto;

Fratel Jean Marie Sene, freschissimo missionario ancora in fase di formazione un sereer giovane  e aitante.

La storia:

I nostri due protagonisti prendono in prestito una macchina dal vetusto parco auto delle Delegazione Oblata, per il momento non ci sono i mezzi per una nuova vettura e poi vuoi mettere l’impatto positivo sugli autoctoni, due poveri missionari con una macchina in prestito! Si incontrano a Ziguinchor il sabato 10 ottobre  e cosi comincia questa nuova storia. Il viaggio verso Elinkine dura circa un ora , una strada bellissima che si fa largo nella foresta della Casamance. Qualche parola, qualche scambio di vedute. L’atmosfera è tesa per la prima volta ci troviamo faccia all’incognito, più il tempo passa e più ci si fa silenziosi, anche il sole nonostante il caldo afoso cerca di nascondersi, sono ormai le sette di sera. Eccoci finalmente, qualche luce “solare” qui a Elinkine non c’é l’elettricità, siamo in vista del nostro nuovo villaggio. Qualche incoraggiamento, qualche “vedremo” e finalmente arriviamo in vista della cappella di Elinkine. Chiamarla cappella è davvero un complimento. Uno stanzone mal fatto e incompiuto, ma aperto e con un gruppo di bambini e giovani che recitano il rosario, un tonfo al cuore, tutto quello che un vecchio missionario spera di trovare in una nuova missione. Entriamo cauti senza far rumore, per fare una buona impressione. Un secondo tonfo al cuore, una piccola luce rossa brilla vicino a un tabernacolo, una grande genuflessione piena di fede e di amore. Scopriremo l’indomani che il tabernacolo era vuoto e che la luce resta sempre accesa perché non ha interuttore ed é legata direttamante all’impianto solare. Ma non importa le prime impressioni sono quelle che contano, un gruppo di fedeli che prega , una luce rossa accesa segno di una presenza che comunque non ci lascia mai. Salutiamo con discrezione, forse nessuno ci capisce, non parliamo affatto la lingua della zona, diciamo che domani alle 9 e mezza ci sarà la Messa, sembrano dire di si. Continuiamo verso la casa che dovremmo occupare, a Elinkine non c’é ancora un’abitazione dei padri e nessuna struttura parrocchiale . arriviamo alla casa che la diocesi ha preso in affitto e con grande sorpresa un piccolo comitato di accoglienza  ci fa gli onori di casa. Capo villaggio in testa, qualche “notabile”, le donne “ al seguito di Gesù” ormai ci siamo. Scendiamo dalla macchina con dei sorrisi da concorso di bellezza, ormai é quasi buio. Un fuoco acceso e una marmitta fumante lasciano immaginare un buon piatto prelibato, infatti una mezza testa di maiale sta lentamente cuocendo al fuoco di brace preparato per noi. Strette di mano, mezze parole in diverse lingue prima di trovare quella giusta. Scarichiamo qualche bagaglio e prendiamo visione della nostra nuova dimora. Non male a parte un piccolo dettaglio, le stanze non hanno delle finestre e col caldo che fa sarà dura. La casa é quasi vuota e spoglia abbiamo comunque il lusso di avere due letti e qualche sedia, un tavolo ed é tutto. Questa si che é missione, abbiamo sempre sognato di vivere poveramente  in perfetta sintonia con gli abitanti del posto. Possiamo riteneci fortunati. Abbiamo la fortuna di avere qualche “placca solare”  da dividere coi vicini, infatti non siamo soli nella casa, altre famiglie occupano delle stanze attigue. L’acqua si attinge dal pozzo, non ci sono rubinetti, ma i nostri angeli hanno già pensato di prepararci un secchio d’acqua in un angolo della stanza che funziona da doccia. Il tutto é veramente romantico, una vera prima notte come la si é sempre sognata. Ormai la cena é pronta e quelli che ci hanno accolto uno alla volta ci lasciano, certo che li abbiamo invitati a mangiare ma declinano come sanno fare loro. Anche le donne partono salutandoci calorosamente. Fa veramente caldo, siamo alla fine della stagione delle pioggie, sudati e spossati, vuoi per il caldo vuoi per la tensione, cerchiamo di lavarci e di rinfrescarci. Di toilettes, neppure l’ombra, per stasera la natura é generosa, vedremo domani come funziona. Ci mettiamo a tavola e assaporiamo con devozione il cibo preparato dai nostri amici, buono anzi succulento. Cotiche e nervetti acquistano un gusto nobile e ricercato. L’acqua é calda non c’é frigorifero. Ci scambiamo le prime impressioni, sembra davvero un film. Quella notte il sonno tarda a venire, immagini, sensazioni, progetti e tanto altro, tutto prende forma  e si scioglie in un mare di sudore.

Il giorno dopo.

Sveglia mattutina immersi nella nuova realtà, rumori, suoni, tutto é nuovo tranne il “muezzin” che chiama all preghiera. Anche noi siamo uomini religosi e ci lasciamo attirare dal grido “Dio é grande” é veramente grande se per estendere il suo regno manda fino ai confini della terra gente come noi. Alle prese con una bombola di gas, cerchiamo di preparare un caffé prima di raggiungere la nostra chiesetta. Arriviamo verso le nove, qualcuno si sta già attivando, non conosciamo nessuno, saluti strette di mano, sorrisi. Cerchiamo di trovare il necessario per la messa, in una cassa di ferro qualche “attrezzo del mestiere” alquanto “antico”, non c’é il Messale, apro con devozione il tabernacolo, vuoto! Nonostante la lucetta rossa accesa.  Non lasciamoci prendere dal panico, in fondo la Messa é sempre quella la so a memoria e poi quanto a improvvisazione me la cavo proprio bene. Arrivano i fedeli, siamo tanti forse un centinaio di persone.  Alcuni bambini incuriositi dal “tubab” che dice la Messa. Ci presentiamo, e poi si comincia…Nel nome del Padre… certamente questa volta come tante altre, ma in un modo nuovo e particolare, nel nome del Padre risuona una realtà vera. E’ questo Padre che ha tutto organizzato, é lui che manda, é lui che continua la sua Missione . “Fratelli e sorelle”, ora lo sono in un modo nuovo e tutto particolare, la nostra nuova famiglia, la nostra nuova casa, volti e storie che devono diventare nostre. “La pace sia con voi”…é certamente per la pace che siamo venuti in questa Casamance che vive ancora lo spettro della guerra, la pace sia con voi. Qualche battuta dopo la Messa qualche appuntamento per risvegliare  i nostri parocchiani. Jean Marie prende la parola e saluta anche lui i nuovi fedeli, apostrofa i giovani, scherza con i bambini. E’ cosi che comincia la Missione più bella del mondo.

Non so se siete riusciti a seguirci in questi primi passi, se avessimio avuto la telecamera si sarebbe trattato di un reportage straordinario, inedito assoluto. I primi passi di un mestiere che ha 2000 anni e che un certo Gesù ha cominciato per primo, andare di villaggio in villaggio per dire a tutti che il Regno di Dio é vicino, e che questo Re ama pazzamente tutti coloro che non considera sudditi ma figli. Se volete continuare a “spiarci” fatecelo sapere, il reality mission continua.

Padre Bruno

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  1. Brescia aperta e solidale « bresciaapertaesolidale - novembre 6, 2010

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